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Dal sito www.articolo21.it
E sul Tibet di nuovo silenzio
di Carlo Paris
Siamo passati nel giro di poche settimane dalla richiesta di boicottaggio al silenzio totale.
La questione tibetana, che sembrava essere esplosa al passaggio della fiaccola olimpica prima a Londra, poi a Parigi, San Francisco... con le proteste di chi sostiene i diritti civili troppo spesso calpestati dal regime di Pechino, quella questione tibetana è tornata nel dimenticatoio.
Qualche settimana fa, con una troupe di Raisport, mi sono recato nel nord dell'India a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, sede del Dalai lama.
Abbiamo seguito i giochi olimpici degli esuli tibetani: una manifestazione sportiva limitata a pochi, pochissimi atleti, neppure campioni, che hanno voluto cimentarsi in 10 discipline, soprattutto per mostrare al mondo la loro situazione, quella di tanti tibetani che ancora vivono in un Paese che non è più il loro, essendo stato annesso alla Cina dopo l'invasione del 1959.
Ho letto, in risposta ad un mio precedente intervento su Articolo 21, che secondo qualcuno abbiamo dato spazio a pochi, pochissimi facinorosi. Perché, secondo chi mi ha voluto rispondere, la questione tibetana in realtà sarebbe poca cosa.
Non sono d'accordo, perché, da cronista, ho raccolto con i colleghi Carulli e Ciafaloni, le testimonianze di chi , nel corso dei decenni, è riuscito a fuggire da Lhasa, di chi,tra i bambini, è stato clandestinamente trasferito a Dharamsala. I loro racconti non sono esagerati, montati strumentalmente.
D'altra parte, se il problema non esistesse, non si vede il motivo per cui c'è tanta gente che ha cercato e cerca la fuga, perché la stampa internazionale non può documentare quanto realmente sta accadendo.
Ma veniamo al tema principale di questo mio intervento: è possibile che si sia passati dall'indignazione mondiale, dalle posizioni più intransigenti contro Pechino, dall'ipotesi di boicottaggio(peraltro rigettata dallo stesso Dalai Lama) dei giochi di Agosto, al silenzio più totale da parte di tutti?
Ci sarà pure una via di mezzo tra queste due posizioni, per evitare che, passati i giochi con tutta la loro risonanza, il Tibet ritorni nell'oblio ?
Oppure bisogna sperare, anzi ci si affiderà totalmente, a gesti simbolici di qualche atleta nel corso della grande manifestazione sportiva ?
Una posizione questa che sa tanto di ipocrisia. E' il solito discorso: di fronte ad una grande potenza economica mondiale , vengono meno quei diritti civili e democratici che invece si pretendono dai piccoli Paesi.
Ecco allora il ruolo dei media: tenere alta l'attenzione quando i Governi tacciono.
E' quello che, nel nostro piccolo, abbiamo provato a fare attraverso un reportage sportivo.
In questo dico grazie alla Rai, a Raisport, al Tg3. Senza piaggeria, senza demagogia. I volti di quella gente in un paesino sperduto del nord dell'India, gli occhi di quei bambini, meritano la nostra attenzione.
*inviato Raisport