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Da “Il Riformistadel 28 Maggio 2008



La Marcia Fermata

di Piero Verni





Alle 9,30 di questa mattina (ieri per chi legge), tutti i presidenti delle cinque ONG che dal 10 marzo organizzano la Marcia Verso il Tibet degli esuli tibetani, sono stati arrestati dalla polizia indiana nel commissariato del villaggio di Berinath dove stavano trattando con le autorità il permesso per continuare la Marcia che da alcuni giorni era stata fermata a Banspatant, nello stato di Uttarkhand (India settentrionale). Il magistrato del distretto di Pithoragarh ha contestato loro il reato 151 del codice penale indiano che punisce chi promuove assembramenti di “cinque o più persone atti a creare turbamenti dell’ordine pubblico”.

Segnali che la situazione si stava deteriorando, erano iniziati il 23 scorso quando locali forze di polizia avevano iniziato a compiere frequenti ispezioni dell’accampamento dei marciatori. Nel corso di una di queste, era stato fermato il reporter norvegese Paul Buntz che si era rifiutato di consegnare la sua videocamera. Il giorno successivo erano stati arrestati e detenuti per tre giorni, diciannove marciatori tra cui il coordinatore dell’iniziativa Lobsang Yeshi e il poeta Tenzin Tsundue. Infine il 26, a Paul Buntz e ad altri quattro giovani occidentali che da settimane partecipavano alla Marcia, era stato notificato un ordine di espulsione dall’India da effettuarsi entro una settimana pena l’arresto e l’espulsione a tempo indeterminato. Anche ai giornalisti indiani presenti al campo dei marciatori è stato chiesto di andarsene. Inoltre a nessun tibetano è permesso di entrare nella zona.

Non è ben chiaro cosa accadrà nelle prossime ore. Il grosso, circa trecento persone, dei partecipanti alla Marcia continua a rimanere nell’accampamento di Banspatant anche se i tre camion con le attrezzature logistiche sono stati confiscati dagli agenti. Fonti interne alla locale stazione di polizia hanno dichiarato in via confidenziale che, a causa delle furiose proteste di Pechino, c’è una forte pressione del governo di Nuova Delhi per far cessare questa manifestazione che sta entrando nel suo terzo mese di vita. Le medesime fonti hanno anche fatto sapere che in diversi punti del confine indo-tibetano hanno preso posizione dei reparti speciali dell’esercito cinese pronti ad intervenire nel caso che i profughi riuscissero a varcare la frontiera.

Per il momento la Marcia Verso il Tibet si è svolta all’interno di una cornice rigorosamente non violenta e, in occasione di una prima ondata di arresti avvenuta lo scorso marzo, i militanti avevano risposto con le tradizionali tecniche della resistenza passiva. Oggi però la situazione all’interno della comunità tibetana è piuttosto tesa e questi nuovi arresti rischiano di farla esplodere. Il livello di frustrazione degli esiliati sta raggiungendo preoccupanti livelli di guardia, nonostante gli appelli alla calma lanciati a più riprese dal Dalai Lama. Ma, in particolare dopo la cruenta repressione delle recenti manifestazioni in Tibet, la collera dei tibetani monta ogni giorno che passa.

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