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Dal “CORRIERE DELLO SPORT.IT”
Pechino, cerimonia col trucco
di Valerio Cammarano
Inviato a Pechino
PECHINO, 12 agosto - Non c'è che dire: ci hanno fregato proprio per bene. I cinesi, intendiamo. Se qualcuno si era appassionato alla cerimonia di inaugurazione - ci sono molti cultori della materia, anche se altri lo considerano un evento soporifero - dovrà purtroppo arrendersi all'idea che, se non tutto finto, l'8 agosto al Nido d'Uccello di Pechino molto era almeno posticcio. La bambina che cantava non cantava veramente. I fuochi d'artificio erano (forse) di qualche giorno prima. Lo stesso cielo era dopato, nel senso che i solerti organizzatori avevano sparato alle nuvole (in senso letterale) per impedire che piovesse. Il tutto in nome dell'interesse nazionale, dicono oggi senza paura del ridicolo i portavoce del Bocog.
PLAYBACK - Il trucco più incredibile (e un po' infame) adottato dai cinesi non è stato un prodigio della tecnologia, ma un sotterfugio degno di un teatro d'avanspettacolo. La bambina che tutti hanno visto cantare con aria ispirata la canzone “Ode alla Patria” - il cui nome, per la cronaca, è Lin Miaoke - in realtà non cantava, ma si esibiva in playback. Le sue doti, infatti, non sono vocali, ma estetiche. E la voce che si è sentita in mondovisione era quella di un'altra bambina, Yang Peiyi, che ha la “colpa” di non essere particolarmente attraente a causa di una dentatura un po' sporgente. Perciò è stata lasciata dietro le quinte. «Volevamo presentare un'immagine perfetta - la giustificazione del direttore dell'evento musicale Chen Qigang - era un problema di interesse nazionale, la ragazzina doveva andare davanti alle telecamere, essere espressiva. E per questo Lin Miaoke va benissimo. Ma a cantare Yang Peiyi è perfetta, su questo non c'è discussione». Forse con lo scambio di bambine le autorità volevano salvaguardare l'onore dei dentisti cinesi. Ma se fossimo stati in Italia, l'episodio sarebbe stato denunciato al “Telefono Azzurro”.
FUOCHI FATUI - I fuochi d'artificio, come del resto la polvere da sparo, sono un'invenzione cinese. Tutti, quindi, si aspettavano uno spettacolo pirotecnico senza precedenti per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi pechinesi. E, in effetti, avendo i cinesi sparato la bellezza di 29 mila razzi, lo show è stato all'altezza delle attese. Almeno per quelli che si trovavano al Nido d'Uccello o nei dintorni. Perché i telespettatori di tutto il mondo hanno, con ogni probabilità, visto immagini registrate qualche giorno prima. I previdenti membri del Comitato organizzatore hanno infatti pensato bene di fornire ai network televisivi dei video preparati con un certo anticipo. «Immagini registrate prima dello spettacolo pirotecnico erano state distribuite ai network televisivi - dice Wang Wei, vicepresidente del Bocog - che avrebbero potuto usarle per assicurare la qualità della trasmissione, nel caso di scarsa visibilità. Penso comunque che la gran parte delle immagini fossero autentiche, anche se potrebbero essere state usate anche alcune di quelle registrate».
GUERRA ALLA PIOGGIA - Sempre a proposito di razzi, va detto che, oltre ai fuochi artificiali, nella serata della cerimonia ne sono stati sparati anche altri, per fortuna sempre con intenzioni pacifiche. Il tempo su Pechino era coperto, ma non c'era la foschia che aveva avvolto gli impianti olimpici per diversi giorni prima di venerdì. Del resto, giovedì, oltre mille missili “disperdi-pioggia” erano stati sparati nel cielo di Pechino per garantire una cerimonia inaugurale asciutta. Guo Hu, capo dell'ufficio meteorologico della capitale, ha precisato che 1.104 razzi erano stati diretti, da 21 diversi punti di tiro, contro le nuvole che si avvicinavano minacciosamente al Nido d'uccello, tenendo la pioggia lontana dall'avveniristico stadio. La tecnologia, inventata negli Stati Uniti e sviluppata in Cina in vista dei Giochi, consiste nello sparare razzi o granate contenenti ioduro d'argento nelle nuvole, anticipando le precipitazioni.
PUBBLICO “VOLONTARIO” - Quella per l'immagine è una vera e propria ossessione per i cinesi. E la possibilità che gli stranieri vedessero qualche buco nelle tribune deve essere parsa un'intollerabile ferita all'orgoglio nazionale. Perciò i volontari sono stati invitati dalle autorità (in Cina nella maggior parte dei casi questo significa costretti) a riempire tutti i vuoti sugli spalti dei vari impianti. «Se i manager dell'impianto vedono che per un evento ci sono posti vuoti - afferma ancora Wang Wei - possono chiedere ai volontari o alle cheerleaders di riempirli. Poi, se vengono gli spettatori che hanno pagato il biglietto lasciano loro il posto». Il Totò di “Totòtruffa” si sarebbe trovato a suo agio a Pechino.