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Il colpaccio di
Reporters sans Frontières
di Giovanni Vuono
E così i nostri amici francesi ce l’hanno fatta. In Grecia, nel bel mezzo della cerimonia dell’accensione della fiaccola olimpica ad Olimpia e, proprio durante il discorso eccitato e celebrativo del presidente del comitato olimpico cinese, con un’azione ben studiata un attivista è riuscito a sventolare alle spalle dell’oratore cinese un drappo nero con la celebre foto delle manette che compongono i cinque cerchi del simbolo delle Olimpiadi.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo grazie alla diretta televisiva e solo in Cina, dove per evitare inghippi del genere era previsto un po’ di ritardo sulla messa in onda, sono riusciti a oscurare il momento del blitz. Non l’avranno visto in Cina quindi, ma gli stessi funzionari del governo cinese presenti e non ad Olimpia, hanno accusato in pieno il bel colpo che ha di gran lunga smorzato il sorriso borioso e prepotente di chi è abituato a imporre tutto a tutti. Insomma credevano che tutto filasse liscio e invece...

E la contestazione non è stata limitata solo nei pressi del sito archeologico. Lungo tutto il percorso che conduceva al sito, il corteo di auto è stato oggetto di attenzione di dimostranti e, fotografi e cameramen sono andati a nozze nel riprendere gli attivisti di molte organizzazioni che per l’occasione si erano date appuntamento. Ovviamente quelle filo-tibetane erano in prima fila.
Purtroppo gli attivisti di Reporters sans Frontières hanno un po’ pagato lo scotto. Sono stati arrestati con l’accusa di vilipendio nei confronti di simboli nazionali. Così almeno recita l’articolo 361 del codice penale greco in base al quale i nostri amici francesi rischiano un anno di reclusione e il pagamento di una ammenda.
Il tutto verrà stabilito il 29 maggio alle ore 09,00, giorno del processo che sarà celebrato a Pyrgos, una cittadina a 80 km da Olimpia.
Intanto i protagonisti del blitz sono stati rilasciati a seguito del pagamento di una cauzione.
Reporters sans Frontières ha diramato un comunicato dove definisce assurda e infondata l’accusa in quanto non sono stati offesi nè lo spirito olimpico e il movimento olimpico nè la stessa Grecia.
L’organizzazione ha voluto accusare la Cina e il suo governo che, nonostante le promesse fatte all’indomani dell’assegnazione dei Giochi Olimpici, continua a negare i più elementari diritti umani e, anzi, in questi ultimi tempi ha addirittura intensificato la sua politica repressiva.