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Da “Il Riformista” del 14 Giugno 2008
Tibet, Il fuoco sotto la cenere
di Piero Verni
Nonostante le assicurazioni che il Tibet sarebbe stato riaperto ai primi di maggio al turismo e ad una vita normale, Pechino continua a mantenere off limits il Paese delle Nevi. Possono entrare solo selezionati gruppi di giornalisti organizzati dalle autorità e sparuti gruppi di turisti cinesi. Malgrado l’ingente schieramento di esercito e reparti di Polizia Armata, sia nella Regione Autonoma del Tibet (RAT) sia nelle aree etnicamente tibetane del Qinghai e del Sichuan, la situazione continua ad essere estremamente tesa e in diversi luoghi si registrano ancora focolai di protesta.
A Lhasa lo schieramento di militari e poliziotti è ingente. L’intera periferia è in pratica un enorme accampamento militare. E’ forte il timore di azioni di disturbo da parte di dimostranti quando, il 19 o il 20 di giugno ancora non è stata annunciata la data ufficiale, la Torcia olimpica transiterà per la capitale tibetana. In tutti i monasteri sono in corso lunghe sessioni di “rieducazione patriottica” per i monaci e coloro che protestano o rifiutano di denunciare il Dalai Lama vengono immediatamente arrestati. Nell’area di Ngari (RAT), da giorni elicotteri militari sorvegliano dall’alto la zona e convogli militari presidiano i maggiori centri della locale prefettura. Notevolmente incandescente la situazione nella contea di Karze (Sichuan) dove da una quindicina di giorni sono segnalate numerose manifestazioni regolarmente sciolte dalla Polizia Armata con la consueta brutalità. In modo particolare la violenza poliziesca si è accanita contro delle giovani monache che si erano rifiutate di sottoporsi alle sedute di “rieducazione patriottica”. Sempre a Karze le forze di sicurezza cinesi hanno proceduto all’arresto e ad interrogatori al limite della tortura, di Namsey Lhamo, una contadina madre di due figli, Tenzin Dargyal un agricoltore e di un monaco di cui non è stata resa nota l’identità. Facevano parte di un gruppo di dimostranti che chiedeva il rilascio degli arrestati, il ritorno del Dalai Lama e l’indipendenza del Tibet. Forte tensione anche a Gannan, un’area meridionale della provincia del Gansu dove a marzo si registrarono massicce dimostrazioni e attacchi a numerosi edifici governativi.
Pechino, che nel frattempo continua ad alternare accuse verso il Dalai Lama a vaghe promesse di dialogo, sembra essere notevolmente preoccupato da quanto ancora succede e ancor più di quello che potrebbe succedere in Tibet, da qui all’inizio delle Olimpiadi. E’ certo comunque che il governo cinese ha scelto la via della repressione per confrontarsi con una situazione che non si è ancora normalizzata dopo la rivolta di marzo. Intanto in India continua la Marcia Verso il Tibet indetta da cinque organizzazioni non governative tibetane dell’esilio. Una cinquantina di marciatori, dopo che ai primi di giugno la polizia indiana aveva arrestato ed espulso dallo stato dell’Uttarkhand oltre 250 dimostranti, hanno ripreso la Marcia e oggi sono penetrati all’interno della regione himalayana e giunti a meno di duecento chilometri dalla frontiera indo-tibetana. Le cinque organizzazioni, i cui presidenti erano stati detenuti per alcuni giorni dalla polizia, sono decise ad andare avanti con il loro progetto ed entrare in Tibet quando la Torcia olimpica transiterà per Lhasa. E questa marcia non è stata dimentica nel resto del mondo. A Roma, la Comunità tibetana in Italia, l’Associazione delle donne tibetane, l’Associazione Italia-Tibet e la Laogai Research Foundation Italy, hanno convocato una manifestazione che partirà alle 17 di domenica da Piazza del Colosseo e terminerà a Piazza Madonna di Loreto. Adesioni alla manifestazione sono giunte agli organizzatori da rappresentanti di tutto lo schieramento politico. E’ un segnale importante che dimostra come il dramma tibetano non sia stato archiviato nella coscienza dell’opinione pubblica anche se, specialmente dopo il terremoto che ha devastato lo Sichuan, il Tibet sembra scomparso dalle prime pagine dei quotidiani. Anche se, probabilmente, il passaggio della Torcia olimpica a Lhasa potrà “riaccendere” l’interesse della grande stampa per il Tetto del Mondo.